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| Il 2002-03 si apre con un estenuante diatriba tra Aliberti e Zeman, che fino all’esordio in coppa Italia con la Ternana tiene sulle spine la dirigenza, firmando il contratto solo la mattina della partita. I rapporti sono deteriorati, e come già accadde con Rossi, questa contrapposizione tra patron e tecnico segnerà negativamente tutta la stagione. Zeman non gode più della fiducia di Aliberti, il quale gli fa terra bruciata intorno licenziando ad uno ad uno tutti i collaboratori del boemo. La squadra è notevolmente indebolita dal mercato, e a dicembre in seguito a 2 pareggi con Triestina in casa e a Cosenza Zeman viene esonerato, con la squadra ultima a 12 punti. Viene ingaggiato nuovamente Varrella, con la speranza che ripeta la salvezza di 7 anni prima, vengono ceduti quasi tutti i giocatori della rosa che aveva iniziato e acquistati una dozzina di giocatori. Pochissimi i sussulti positivi di quella stagione e la conseguenza naturale è la retrocessione in serie C dopo 9 anni. Ma la sorpresa è dietro l’angolo. Gli innumerevoli errori commessi dalla Federazione nella questione Catania, la faccenda delle fideiussioni false, costringono la stessa Federazione a bloccare le retrocessioni e la Salernitana si ritrova in serie B. La squadra costruita per affrontare il campionato di terza serie viene integrata con alcune pedine per affrontare al meglio il campionato cadetto. Bogdani, Bombardini, Caballero e Veron, , e provengono dalla serie A, ma solo i primi 2 saranno impiegati dall’allenatore Pioli, gli altri saranno rispediti al mittente a gennaio. La squadra gioca discretamente, riesce a conseguire 5 vittorie fuori casa, sfrutta al meglio la tecnica sopraffina di Di Vicino e di Bombardini fino a quando la condizione sorregge l’ex romanista, il lavoro di Longo e il rilancio di Breda a centrocampo, la buona solidità difensiva, e riesce ad arrivare alla soglia della zona play off. Ma l’aggancio non riesce e una serie di risultati negativi (6 sconfitte) costringono la Salernitana a guardarsi alle spalle. La vittoria di Terni con doppietta di Tulli, consegna la salvezza virtuale alla Salernitana. 8 agosto 2004, nel vecchio e glorioso stadio Vestuti viene presentata la Salernitana che avrebbe affrontato la nuova stagione agonistica. 8.000 tifosi festanti sono convinti del buon operato della società durante il mercato estivo, che indubbiamente ha portato a Salerno ottimi giocatori di categoria e giovani di belle speranze: Brunner, Ferrarese, Terni, Borgobello, Palladino, Benjamin, Coppola, Mendil, Zaniolo, Lanzaro, Gregori. La panchina è affidata al tecnico argentino Ammazzalorso reduce da un’ottima stagione ad Ascoli. La Coppa Italia conferma le aspettative: 3 partite, altrettante vittorie con Avellino, Catania e Catanzaro, mentre in campionato la squadra stenta. Dopo sole 7 partite Ammazzalorso viene esonerato e al suo posto è ingaggiato Angelo Gregucci, che anche grazie agli ingaggi invernali di Ambrosio, Orfei e Polenghi, ma soprattutto allo stato di grazia di Davide Bombardini, riesce a conquistare la salvezza nella partita interna con l’Ascoli davanti ad una cornice di 25.000 spettatori. Ma il dramma sportivo per la Salernitana è dietro l’angolo, dopo 86 anni di storia la squadra viene estromessa dalla serie B per debiti fiscali. |
Nel 1990-91 viene inaugurato il nuovo Stadio Arechi, dopo 24 campionati la Salernitana è di nuovo in serie B.
La campagna acquisti è abbastanza importante, vengono ingaggiati giocatori esperti per la categoria come Lombardi, Gasperini, Pasa, ma manca la prima punta in grado di sbloccare i risultati. Il confermato Carruezzo e i nuovi Martini e Pisicchio non si dimostrano all’altezza del campionato cadetto, e infatti la Salernitana si dimostra squadra ostica, perde poco, ma di contro vince poco a causa della sterilità del reparto offensivo. Il solo Pasa con i suoi calci da fermo riesce a tenere a galla la Salernitana, che però si scava la fossa con le proprie mani, facendo pochissimi punti negli scontri diretti, raccogliendone invece nelle partite con squadre di vetta. Questa situazione fa sì che la quota sì salvezza si alzi e con 36 punti la Salernitana è costretta a disputare uno spareggio salvezza con il Cosenza a Pescara. Il gol di Marulla nel secondo tempo supplementare sancisce il ritorno della Salernitana in serie C dopo un solo campionato cadetto.
La retrocessione dalla B e il ritorno in terza serie, è segnato dalla definitiva uscita di scena degli imprenditori salernitani. Pasquale Casillo il “re del grano” attraverso il rag. Capone acquista il 94% delle azioni della compagine granata stravolgendone i quadri societari, ingaggiando Peppe Cannella quale D.S. e Diodato Abbagnara quale segretario, carica che ricopre a tutt’oggi a distanza di 14 anni. Dal punto di vista tecnico viene ingaggiato Giovanni Simonelli, detto “il professore” nomignolo conseguente alle 2 lauree di cui è in possesso.
L’inizio campionato va al di là delle più rosee aspettative, la squadra raggiunge il primo posto in condominio con la Ternana grazie ai gol di D’Isidoro. Ma a metà campionato comincia una lunga crisi di risultati che porterà all’esonero di Simonelli e all’ingaggio di Tarcisio Burgnich, che riuscirà nell’obiettivo di salvare la squadra; correva l'anno 1991-92.
Il campionato 1992-93 segna l’inizio della costruzione tecnica della squadra che l’anno successivo vincerà il campionato. Arriva la colonia dei siciliani, dal Licata di Sonzogni, ingaggiato come allenatore, giungono Grimaudo, Tudisco, De Silvestro, a ottobre vengono acquistati Caramel e Pisano. La squadra si dimostra molto solida in difesa con Genovese tra i pali, e inanella una serie di 22 partite senza sconfitte. Nel momento topico però qualcosa si inceppa, il rigore fallito da Strada nello scontro diretto casalingo contro l’Acireale tarpa definitivamente le ali alla Salernitana che si deve accontentare del 5° posto. Ma le basi sono state poste.
Nel 93-94 dal Foggia arriva Delio Rossi, allenatore delle squadre giovanili rossonere.
Si parte nello scetticismo più totale, emblematico l’episodio a Lagonegro nella seconda fase del ritiro precampionato, quando per protesta alcuni tifosi invasero il campo e interruppero l’allenamento per manifestare il loro scontento verso la scelta di quell’allenatore semisconosciuto. Di lui si sa solamente che è un seguace delle idee di Zeman, avendolo avuto come allenatore. La contestazione si trasferisce a Salerno, il pubblico diserta le prime giornate di campionato, la squadra non decolla, ma nel mercato di riparazione l’ingaggio di giocatori più esperti come Chimenti, Tosto e Breda trasformano la squadra. Gli schemi di Rossi vengono assimilati alla perfezione, la squadra macina risultati e gioco, i tagli di Ricchetti e De Silvestro, le invenzioni di Strada, le finalizzazioni di Pisano che risulterà il capocannoniere del campionato, la solidità del centrocampo che con Breda e Tudisco assicura filtro e sostanza e anche le ottime prestazioni del pacchetto difensivo in cui si mette in mostra un ragazzino di 20 anni, Salvatore Fresi, permettono alla squadra di raggiungere il terzo posto e giocarsi la promozione ai play off. Semifinale e finale non hanno storia, troppo netta è la superiorità della Salernitana che rifila 4 gol alla Lodigiani e 3 alla Juve Stabia nella finale del San Paolo con 25.000 tifosi granata festanti sugli spalti. Delio Rossi diventa il profeta. 1994-95: Inizia l’era Aliberti.
L’imprenditore di San Giuseppe Vesuviano rileva la società, anche se c’è ancora in atto un contenzioso giudiziario tra lui e Casillo, ex amici. La squadra viene confermata quasi nella sua interezza, gli innesti pochi e di secondo piano, De Florio, Conca e Bettarini vanno ad integrare la rosa che l’anno precedente aveva vinto il campionato.
La Salernitana affronta il salto di categoria con la stessa disinvoltura e con un’insperata personalità, in qualsiasi stadio si giochi la squadra è accompagnata da migliaia di tifosi. Qualche sconfitta di troppo negli scontri diretti, costringe la Salernitana a giocarsi la serie A all’ultima giornata con la partita spareggio a Bergamo, match in cui ancora una volta la Salernitana raccoglie meno di quel che meriterebbe, e un’Atalanta in evidente affanno sfrutta la maggior esperienza, con i gol di Ganz e Valentini che rendono inutile il provvisorio pareggio di Strada, e conquista la serie A.
Rossi va via, un debito di riconoscenza verso Casillo che lo ha lanciato nel grande calcio, lo porta ad allenare il Foggia.
La squadra viene affidata a Franco Colomba grande ex mezz’ala degli anni 70/80, che conta solo un’esperienza tra i professionisti in C2 col Novara.
La squadra non sembra risentire del cambio tecnico e continua a frequentare i quartieri alti della classifica di serie B. Il momento topico della stagione è quello della vittoria per 3-1 a Foggia, con quella sconfitta interna Rossi viene esonerato; la vendetta sportiva si è compiuta.
Anche in questo campionato la Salernitana arriva a giocarsi la serie A all’ultima giornata, ma stavolta non in uno scontro diretto: i granata devono obbligatoriamente vincere a Pescara e sperare che il Perugina non riesca a battere il Verona. Per un quarto d’ora l’impresa riesce, ma prima il pareggio di Giampaolo per gli abruzzesi e poi il gol del Perugina relegano nuovamente la Salernitana al 5° posto.
Nel 96-97 per la prima volta il mercato della Salernitana guarda all’estero.
Vengono ingaggiati dapprima Ferrier e Jansen, 2 giocatori olandesi che in precampionato sembrano poter infuocare la platea dell’Arechi, successivamente arrivano Tiatto (un australiano che dimostrerà di essere un ottimo giocatore solo quando lascerà Salerno per la Premiership), e Masinga, sudafricano che invece risulterà decisivo per la salvezza della squadra. Infatti dopo 3 campionati di vertice l’onda lunga determinata dai risultati e dall’impostazione di Delio Rossi sembra esaurirsi. La squadra non gira, e la sconfitta, o meglio la disfatta di Reggio Calabria determina l’esonero di Colomba e l’avvento di Franco Varrella sulla panchina.
Il pubblico non abbandona la squadra, la sostiene, riempie l’Arechi ed esplode in un grido di liberazione quando Masinga insacca il gol decisivo con il Castel di Sangro. Da segnalare anche l’ingaggio di Ciccio Dell’Anno che conferisce un maggior tasso tecnico e di esperienza.
Le sofferenze dell’anno precedente convincono Aliberti ad ingaggiare l’unica persona in grado di far sognare di nuovo la tifoseria granata. Con una mossa a sorpresa sulla panchina granata nel 1997-98 torna a sedersi Delio Rossi.
La squadra viene completamente stravolta, giungono Balli, Ferrara (già bandiera granata a metà degli anni 80), Cudini, Franceschini, Tosto (anche per lui un graditissimo ritorno) Giovanni e Giacomo Tedesco, Di Vaio, Artistico, De Cesare, Greco.
La squadra è una gioiosa macchina da guerra, frantuma tutti i record, maggior numero di punti per un campionato di serie B, miglior attacco, minor numero di sconfitte e Di Vaio capocannoniere. L’apice si raggiunge il 14 dicembre 1997, quando dinanzi a 2.000 tifosi granata, la Salernitana si impone per 3-0 al Penzo di Venezia, scavalcano l’11 di Novellino e conservano la testa del campionato fino al termine. Purtroppo la festa per la promozione matematica in serie A viene rovinata dalla tragedia che il 5 maggio colpisce le popolazioni di Sarno, Siano e Bracigliano. Il pubblico salernitano riesce a reprimere la propria gioia e con compostezza rimanda le feste in segno di lutto. Dopo 50 anni la Salernitana è in serie A.